Vi presento Maria Teresa Gasbarrone. La mediatrice culinaria

Maria Teresa Gasbarrone è nata nel 1993 a Sonnino, ma vive a Roma dal primo anno dell’università. Laureata in Editoria e Scrittura alla Sapienza, a un’ora di treno da casa dei suoi, Milano è il posto più lontano in cui abbia mai vissuto. Almeno fino ad oggi.

Il giornalismo la corteggia da un bel po’, ma fino a quest’estate ha resistito alle avances relegando questa passione allo status di “flirt giovanile”; vista la tenacia del pretendente, tuttavia, alla fine ha ceduto, realizzando che se una sbandata adolescenziale resiste agli anni e agli sconvolgimenti che il tempo porta con sé, si tratta di vero amore.

Se oggi è praticante alla Tobagi il merito – oltre che suo s’intende – è anche di due provvidi consiglieri che hanno incrociato il suo cammino durante il percorso universitario. Prima di tutto un professore che l’ha persuasa a scegliere una scuola di giornalismo dopo la laurea, un mentore severo ma capace di spronarla e farla credere nella bellezza di questa professione. Il secondo un giovane giornalista intervistato per redigere la tesi: è Sacha Biazzo che l’ha indirizzata verso Milano. Il resto è storia: Maria Teresa ha superato la prova d’ammissione svolgendo la traccia di politica interna. Dotata di una spiccata memoria fotografica, del giorno del test ricorda chiaramente di aver parlato con Virginia Gigliotti prima dell’inizio dell’esame e di aver interrotto la conversazione telefonica di un allora sconosciuto Alessio Di Sauro dubbioso sulla correttezza della risposta data a un quiz: «No, guarda, che Michelangelo è giusta!», gli ha gridato dai tavolini del bar di Sesto.

Il Dpcm di novembre scorso, che ha decretato la Lombardia zona rossa, costringendo il master a partire a distanza, è stato un vero e proprio colpo al cuore per lei, soprattutto perché si era già trasferita a Sesto qualche giorno prima della decisione. Col passare dei giorni, la delusione s’è affievolita a poco a poco. La realtà didattica si è mostrata migliore di quanto elucubrato ascoltando l’annuncio di Giuseppe Conte, e in fondo sente che lo spirito di gruppo è sbocciato e va crescendo nonostante tutte le limitazioni del caso.

Maria Teresa ama il buon cibo, cucinare per gli altri e con gli altri. Alla provocazione: «Secondo me fai una carbonara della Madonna», risponde sorniona: «Sì, quella mi esce bene. Anche la cacio e pepe, devo dire. È con questo piatto che ho conquistato le mie coinquiline iraniane». È Confrontandosi con loro, discernendo sulla differenza tra “گز” (gaz) e torrone – nessuna, cambia il nome ma lo stesso dolce alle mandorle che spopola nel periodo natalizio in Italia è un must del rito del tè in Persia – che le è venuta l’idea per il suo blog: il Mangiastorie non è uno dei tanti spazi dedicati al cibo. Maria Teresa assaggia e racconta ogni piatto con lo spirito dell’esploratrice navigata, concentrandosi sui punti di contatto tra culture in apparenza agli antipodi invece che fossilizzarsi sulle loro divergenze. Un lavoro di mediazione che in fondo è alla base di ogni convivenza pacifica, a tavola, nel quotidiano o tra popoli. Ma se leggete in italiano questo concetto vi è almeno già un po’ familiare: approfonditelo seguendo il suo blog.

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