Dimmi quando morirai e ti dirò chi sei

Di Lorenzo Ruben Rampa – studente Tobagi, aspirante giornalista e scrittore, ma soprattutto subacqueo incallito. Se ami il mare e i suoi abitanti visita il mio blog

“Per il prossimo incontro dovrete scrivere il vostro necrologio“.
Questa la provocazione irreverente, in pieno stile anglosassone, lanciataci dal
professor Michael Thompson, durante la lezione di “English for Journalism” di questo master a distanza, reso sempre più surreale dalla situazione pandemia. Un compito assegnato che ha spiazzato un po’ tutti, con un retrogusto leggermente macabro. Infatti, nessuno pensa mai al giorno della propria morte o perlomeno nessuno vorrebbe mai conoscerlo. Essendo una delle poche certezze della vita, spesso tendiamo a ignorare il fatto che prima o poi inevitabilmente lasceremo tutti questo mondo.

Ma, al tempo stesso quest’insolita incombenza ci ha concesso anche qualcosa che quasi mai capita di poter mettere in pratica in un simile ambito: la libertà di scegliere e fantasticare. Di fatti, non essendo stati posti volutamente vincoli riguardo ai nostri possibili futuri, ognuno di noi potrà sbizzarrirsi sul resoconto della sua vita e dare spazio ai propri sogni e alla propria immaginazione. Le nostre carriere, i nostri grandi traguardi e successi, e perché no, anche i nostri fallimenti. E soprattutto il giorno della propria morte, anche con cause annesse, per i meno scaramantici.

Certo, l’argomento non è dei più allegri, e potrebbe risultare delicato in un anno oscuro come il 2020. Ma dietro allo svolgimento di un’attività simile c’è anche un intento
di sdrammatizzazione. Dopotutto nulla possiamo contro il nostro destino ineluttabile, ma ciò che conta non è il viaggio, bensì la destinazione.

Per usare le sagge parole del buon vecchio Gandalf: «Vale per tutti quelli che vivono in tempi bui come questi, ma non spetta a loro decidere; possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso».

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